Arte e territorio al MACA con il concorso YOUNG AT ART 2013

Il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), in collaborazione con l’associazione Oesum Led Icima, ha indetto la seconda edizione del concorso Young at Art, con il quale intende portare avanti e ampliare il programma di ricognizione e promozione artistica sul territorio calabrese iniziato nel 2012.

L’edizione dello scorso anno, vinta dagli artisti Walter Carnì, Giuseppe Lo Schiavo, Armando Sdao, Valentina Trifoglio, Giuseppe Vecchio Barbieri e dal duo {movimentomilc}, formato da Michele Tarzia e Vincenzo Vecchio, intendeva promuovere la scelta di chi aveva deciso di continuare a operare entro i confini regionali, nonostante le difficoltà che ciò comporta, e per questo motivo, nel 2012, il concorso era destinato ai soli artisti Under 35 residenti in Calabria.

Per il 2013, il MACA vuole rinnovare questa riflessione sull’arte come espressione di un territorio, puntando lo sguardo non solo su chi ha scelto di restare, ma anche sui giovani talenti migranti, con la convinzione che in un’opera d’arte siano sempre e comunque presenti la storia e le radici di chi l’ha realizzata. Da qui il sottotitolo dell’iniziativa: Home is Where the Art is (La casa è dov’è l’arte), dove la parola Art si va a sostituire ad Heart (cuore), sottolineando l’aspetto vitale e passionale della creatività artistica.

Il concorso Young at Art 2013 è aperto a tutti gli artisti nati in Calabria non prima dell’1/1/1978.

Coloro che vorranno partecipare dovranno inviare, entro e non oltre il 24/3/2013,  5 immagini di opere (o 3 video) e un breve curriculum artistico, in cui siano indicati data e luogo di nascita, al seguente indirizzo e-mail: info@museomaca.it.  Non vi sono restrizioni legate al tema dei lavori proposti, né ai media espressivi utilizzati. Gli artisti sono invitati a consultare il bando scaricabile dal sito www.museomaca.it.

Il concorso Young at Art è finalizzato alla realizzazione di un’esposizione collettiva itinerante, in cui verranno presentate e promosse le opere degli artisti vincitori, che si svilupperà attraverso quattro tappe, di cui: due al MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) – la prima delle quali prenderà il via il 20 aprile p.v. –; una in luglio, durante la Biennale d’Arte Contemporanea Magna Grecia di San Demetrio Corone (Cs); e l’ultima a Torino, nel mese di novembre, in concomitanza con la fiera d’arte contemporanea Artissima. Ad esse si affiancherà un’esposizione nel “museo virtuale” del sito www.mediocratitour.it, messo a disposizione dalla BCC Mediocrati, con il supporto di Alphabeti srl.

Il progetto Young at Art rientra nell’ambito del programma MacArtCalabriaProject, che fa parte della rete di eventi finanzianti dalla Regione Calabria nell’ambito dell’attuazione del Progetto Integrato di Sviluppo Regionale Arte Contemporanea in Calabria. Piano Regionale per L’Arte Contemporanea in Calabria. Linea di intervento 5.2.2.4 del POR FESR 2007/2013 – Azioni per lo sviluppo dell’Arte Contemporanea in Calabria.                                                                                  

MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) – Piazza Falcone 1, 87041 Acri (Cs) – Tel. 0119422568; www.museomaca.itinfo@museomaca.it

C’era una volta…i luoghi, concorso letterario dei Borghi Solidali

L’Agenzia dei Borghi Solidali bandisce un concorso letterario per racconti che abbiano come scenario i paesaggi naturali sfigurati, i borghi antichi, i beni architettonici e le zone rurali dell’Area Grecanica Calabrese, bellezze potenziali non valorizzate o maltrattate. Il presente concorso è realizzato in collaborazione con Città del Sole Edizioni e Calabria Sconosciuta, sotto l’egida di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

Il Concorso si inserisce nell’ambito della realizzazione del progetto “I Luoghi dell’Accoglienza Solidale nei Borghi dell’Area Grecanica”, che si sviluppa nell’Area Grecanica calabrese e coinvolge una rete locale di imprese sociali, cooperative, associazioni di volontariato, che operano sul territorio da diversi anni con lo scopo di contrastare il disaggio sociale e promuovere forme di sviluppo localemente autocentrate e sostenibili.

Manifesto Etico

Bando 

Scheda di Adesione

Per ulteriori informazioni consultare il sito dell’Agenzia dei Borghi Solidali 

Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria

L’Ecomuseo

L’Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria interessa l’area dell’alta locride (Monasterace, Stilo, Pazzano e Bivongi) e delle Serre Calabresi (Fabrizia e Mongiana). In Questo territorio per oltre 2000 anni fu attiva una delle più importanti industrie pubbliche del Mezzoggiorno d’Italia, imperniata principalmente sulla siderurgia, sulla metallurgia e sull’attività estrattiva (miniere, ferriere, fonderie).

Si tratta di archeologia industriale che testimonia l’esperienza di un primo processo di industrializzazione di tutto il Mezzoggiorno. Questa cosa suscita stupore e sorpresa perfino tra noi Calabresi, che abbiamo immaginato la nostra terra come rurale e povera. Eppure la Calabria per un lungo periodo di tempo è stata considerata “la culla della prima industrializzazione meridionale”.

La presenza di insediamenti minerari risale fin dall’epoca romana, per passare poi a quella bizantina, normanna, sveva, aragonese, francese e borbonica per ultima. Tra il XVI e il XIX secolo, numerosi tecnici specializzati e imprenditori, provenienti dai distretti minerari europei (in particolare da Francia, Belgio, Austria, Spagna) e italiani (da Toscana, bergamasco e bresciano).

La formula dell’Ecomuseo

L’ecomuseo, da considerarsi una “impresa culturale” al servizio dello sviluppo di un territorio, ha l’obiettivo di favorire la  rinascita sociale ed economica della zona interessata, mediante l’attivazione di un turismo-culturale di massa (alberghi, ristoranti, camping, guide, operatori turistici), grazie anche ad  un indotto economico preordinato e/o spontaneo di tutte quelle antiche attività: artigianali, agricole, ecc., proprie del comprensorio.

L’ecomuseo è un museo abitato, che ha generato nel passato forme di vita molto specifiche. È uno strumento di identificazione, selezione, conservazione e presentazione ordinata del territorio e del sistema di rapporti, tra natura e società, tra uomo e ambiente, ereditati dal passato.

Il territorio dell’ecomuseo ha una grande importanza storico-archeologica e ha grandi potenzialità come attrattore turistico. Si tratta, infatti, di una delle poche realtà che conserva testimonianze monumentali ed archeologiche, che dal tempo dell’età del bronzo giungono fino agli anni cinquanta del XX secolo.

Natura, Arte, Enogastronomia

Il contesto naturale, artistico ed enogastronomico

Le grotte, naturali e non, sono numerosissime. Tra le più conosciute ci sono quelle naturali nel massiccio calcare dei monti Stella: Grotta di santa Maria della Stella, antichissimo eremo Ortodosso, e, nel monte Consolino, le molte “Laure”, antichissime cellule monastiche, una delle quali, Grotta del S.Angelo, conserva ancora tracce di affreschi bizantini. Tra le artificiali, scavate dall’uomo nell’arenaria, sono interessanti quelle di località Calamione, per il ritrovamento di materiale archeologico risalente al neolitico e all’età del bronzo.

L’idrografia è costituita principalmente dal fiume  Stilaro e dai suoi affluenti: il Ruggero, il Melodare, il Pardalà, il Cellia; e dal fiume Allaro, con  la Fiumara delle ferriere e la Fiumara di mulini. La fauna è composta da piccoli mammiferi (cinghiali, volpi, lepri, ecc..), poche decine di lupi, ghiri, cinghiali, gatti selvatici, anguille trote, ed una gran varietà d’uccelli.

Ci sono, infine, i suggestivi centri urbani risalenti tutti al periodo Medioevale, che custodiscono veri e propri tesori d’arte: Stilo, con il Castello normanno, la Cattolica, il Duomo, ecc ; Bivongi con il San Giovanni Theristi, la “Grangia” Certosina degli Apostoli; Pazzano con l’eremo di Santa Maria della Stella; Monasterace con il suo Castello, gli scavi magno-greci di Caulon.

Nell’area dell’Ecomuseo la cucina tipica è, come quella dell’intera Calabria, ricca di sapori e di ottima qualità. Domina la carne nella lista delle pietanze tipiche, spesso abbinata al vino DOC bivongi. La produzione dolciaria è particolarmente ricca e si caratterizza per l’uso di miele, mandorle, noci e “passuli”, uva zibibbo essiccata al sole. La “pitta di San Martino”, le “cuzzupe” e la “pignolata” su tutte.

Itinerari

Gli itinerari di visita dell’Ecomuseo

Itinerario delle acque e della metallurgia

  • Mulinu do Furnu e Ferriera Fieramosca
  • “Laveria” Impianto di flottazione
  • Parco Nicolas Green
  • Bagni di Guida
  • Casa Albergo
  • Centrale idroelettrica Guida
  • Centrale idroelettrica Marmarico
  • Cascata del Marmarico
  • N°11, Condotte forzate delle dighe
  • Ferriera Arcà e Azzarera
  • Lago Giulia (lago artificiale)
  • Fonderia Ferdinandea
  • Chiesa Vecchia
  • Villaggio Ziia

Itinerario delle miniere

  • Antica miniera con fornace nelle vicinanze
  • Fontana Vecchia (o dei minatori)
  • Cappella di San Rocco
  • Grotta S.Angelo
  • Eremo di Monte Stella
  • Grotta Madonna della Stella
  • Area delle miniere e delle cave
  • Mulino Vrisa

Itinerario dei mulini

  • Mulino do Regnante
  • Mulino Gargano
  • Mulino Poteda 1
  • Mulino Poteda 2
  • Mulino Mastru Cicciu
  • Mulino Midia

Itinerario religioso

  • Cattolica di Stilo
  • Grotta S.Nicola ed Ambrogio
  • Kastrum Bizantino
  • Castello Normanno
  • Miniera Garibaldi
  • Grangia degli Apostoli
  • Monastero di San Giovanni Therestis

Per una descrizione più approfondita dei luoghi degli itinerari consultare la pagina del sito dell’ecomuseo.

Info

Contatti e info

ACAI (Associazione Calabrese Archeologia Industriale)

Tel.: 0964 –  775442
Fax: 0964 – 731372

Sviluppo e turismo sostenibile in Calabria: ma come renderlo possibile?

A pochi giorni dall’approvazione regionale del “Piano di sviluppo turistico sostenibile” in Calabria si parla di una nuova strategia di sviluppo turistico.  In una conferenza indetta dai clubs Rotary si è posta l’attenzione sulla necessità di rimediare ai guasti prodotti dall’abusivismo e dalla costruzione selvaggia, di conservare la natura e di porre rimedio agli scenari di abbandono degli ambienti collinari.

Edilizia e Turismo

Il Piano rappresenta “la base documentale per definire la strategia di mercato e le azioni di marketing per il posizionamento e la promozione dell’offerta turistica calabrese”, ma è evidente che innanzitutto bisogna pensare al recupero della qualità ambientale e paesaggistica: riqualificazione urbana e ambientale.

Secondo i redattori di questo documento il turismo è uno dei settori strategici per lo sviluppo economico della regione, in grado di creare occupazione stabile, se destagionalizzato, diversificare il sistema produttivo locale, salvaguardare le specificità culturali tipiche, a tutela e valorizzazione dell’ambiente. Un dato che ci fa riflettere, però, è che il settore edilizio è uno dei settori più importanti e trainanti dell’economia reginale, contribuendo con più del 30% al PIL calabrese.  Si tratta proprio del settore che di più a contribuito a guastare il paesaggio e la qualità dell’ambiente della Calabria. Oltre a rilanciare un piano di marketing e promozione, vi è la necessità di convertire questa parte di pil e di occupazione in attività volte al recupero e di avviare una massiccia campagna di educazione ambientale seguita da regole molto rigide.

Lo stile del “non finito”

Parlando di educazione ambientale mi riferisco, per esempio, allo stile del “non finito”, a cui siamo ormai assuefatti. La Calabria ne viene definita la capitale mondiale. Questa pratica si è sviluppata soprattutto nelle zone dove il fenomeno migratorio è più accentuato e ha prodotto palazzi costruiti a tappe, ma è una pratica diffusa anche tra gli strati sociali orfani di qualsiasi concetto di bellezza, tradizionale o moderno che sia. Spesso le difficoltà economiche alle quali le famiglie calabresi vanno incontro con la costruzione di case nuove, abbandonando tra l’altro i fantastici centri storici, ne determinano il prolungamento a tempo indeterminato del loro completamento. Questo è il frutto di una visione distorta e fortemente tossica dell’emancipazione sociale ed economica degli individui.

Cosa fare dunque di questi scempi di cui le nostre coste sono piene? Non vogliamo mica pensare di accogliere il turismo di qualità in questo modo, oppure mostrare questi scempi come testimonianza di una mancata emancipazione economica, quasi da terzo mondo. Pensiamo ad alcune zone dell’Italia settentrionale dove è vietato stendere biancheria sui balconi oppure, addirittura,  bisogna comunicare alle autorità comunali  il colore con cui si vuole verniciare la propria abitazione, ovviamente previa autorizzazione.

Voi cosa ne pensate? Commentate!!!

Paesi abbandonati della Calabria: la speranza di una rinascita

Nostalgia del passato

Paesi abbandonati a seguito di terremoti, ondate emigratorie, siccità, alluvioni, invasioni, malaria: questa è la storia della Calabria che parte dall’archeologia dei paesi morti. Ma questi ruderi continuano a parlarci del presente, ci trasmettono una nostalgia della vita e la speranza di una possibile rinascita. Bisogna riscoprire questi ruderi, camminarci e osservarli per dare loro un nuovo senso.

I “borghi fantasma”

Si parte dal confine della Basilicata e  si incontra Laino Castello, abbandonata in seguito ad un terremoto, dove molti turisti d’estate si recano al vecchio paese ancora in piedi, alla Chiesa di San Teodoro e ai ruderi del Castello feudale.

Poi, nel cuore della Sila, s’incontrano le due Cerenzie, distanti solo  4 km una dall’altra. Cerenzia vecchia si estende su un colle tagliato a forma di isolotto, con fianchi di roccia di oltre 200m. La peste del 1528 mette in fuga molti dei suoi abitanti e anche il terremoto del 1783 provoca molti danni all’abitato. Ma sono la penuria di acqua e la difficoltà ad arrivare ai pozzi sottostanti, in zone per altro malariche, le ragioni per cui la città si è spopolata. Cosi a fine 800 vene costruito il nuovo abitato. Dal 1991, l’ultima domenica di maggio, dal nuovo paese parte la processione dell’Ecce Homo. Dopo due ore di cammino, tra i resti di un probabile edificio religioso viene celebrata la messa. Poi tutto diventa un pic-nic e per un giorno all’anno l’antico abitato si popola.
Il terremoto è una delle cause principali dello spopolamento di molti paesi calabresi così come nella Valle del Savuto. Martirano, un antico e importante centro vescovile e contea,  è stato quasi interamente distrutto e ricostruito a pochi chilometri. La stessa Savuto, oggi frazione di Cleto, martoriata dal terremoto e da difficili condizioni di vita, è stata protagonista di diverse ondate migratorie verso l’America ed il nord Europa, fino a scendere ad un numero di abitanti di circa 50 persone, principalmente anziani. Questo bellissimo e antichissimo borgo, si affaccia sulla valle del fiume Savuto, completamente ricoperta di uliveti e vigneti, dove si possono ammirare i resti del castello e la chiesa. Il paesino di ripopola d’estate nel mese di agosto, quando alcuni degli emigrati ritornano al paese di origine per trascorrere le vacanze nel verde delle campagne e nelle spiagge adiacenti.

Anche nell’estremo sud della Calabria ci sono storie di dispersioni e rovine: Roghudi è disabitata dall’alluvione del 1971; o il vecchio sito di Amendolea, frazione di Condofuri; Pentedattilo, con le sue grandi rocce lunari che ricordano nella forma le dita di una mano e sembrano davvero tracce del passaggio terreno di una divinità, uno dei più suggestivi tra i “borghi fantasma” della Calabria e di tutto il Mediterraneo.

Nuovi modelli di sviluppo: il turismo sostenibile

I paesi appena accennati sono solo pochi di una lunga storia di partenze e abbandoni. La questione dei centri storici calabresi è cruciale per lo sviluppo demografico, economico, culturale e turistico della nostra regione. Auspico l’abbandono della cementificazione sistematica  delle coste per tornare ai nostri fantastici e suggestivi  borghi. Bisogna ripensare il nostro modello di sviluppo partendo proprio da qui, elaborando nuovi  modelli di turismo sostenibile, come quello dell’albergo diffuso o ripartendo da esempi come quello di Badolato, propulsori anche dello sviluppo del nostro artigianato locale e del settore agroalimentare.

 

Mostra "Voyage Pittoresque, i Luoghi del Saint-Non per una Proposta Unesco"

CosenzaDa sabato 5 Novembre alle ore 10.00 è ospitata presso il Castello Ducale di Corigliano Calabro la Mostra Voyage Pittoresque, I Luoghi del Saint – Non per una Proposta Unesco.

La manifestazione è diventata negli anni, grazie alla collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, Regione Calabria, Amministrazioni Comunali e Club Unesco, un appuntamento imperdibile per tutti glia amanti e conoscitori del Grand Tour. Le 40 incisioni oggetto della mostra sono diventate un importante reportage illustrato che tramanda sino a noi immagini di paesaggi calabresi oggi dimenticati, o scomparsi completamente, ed un importante progetto culturale che ispiri maggiore consapevolezza e diffuso senso di orgoglio e di appartenenza nei cittadini del patrimonio storico, artistico e culturale calabrese.

L’apertura della mostra è stata preceduta da un Convegno dal titolo “Viaggio attraverso le minoranze etnico – linguistiche della Calabria”, tematica questa di estrema importanza e valenza poiché questo patrimonio immateriale calabrese potrebbe, con il sostegno di tutti, esser inserito (creando una filiera specifica) nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Ciò rappresenterebbe il primo riconoscimento in tal senso che seguirebbe quanto già ottenuto dal Club UNESCO di recente, ovvero il riconoscimento a Patrimonio Testimone di Una Cultura di Pace della Cattedrale di Cosenza,a tutti gli effetti il primo marchio Unesco in Calabria.

Promosso dal Club Unesco “B. Telesio” di Cosenza, in collaborazione con il Comune di Corigliano Calabro e la partecipazione della Biblioteca Nazionale di Cosenza,  il Voyage Pittoresque, i Luoghi del Saint-Non per una Proposta Unesco è un progetto finanziato dalla Regione Calabria nell’ambito del POR CALABRIA FESR 2007 – 2013 Asse V Risorse Naturali, Cultura e Turismo Sostenibile giunta alla sua terza ed ultima tappa.

Le stampe rimarranno esposte al pubblico dal 05 Novembre al 31 Dicembre presso il Castello Ducale di Corigliano Calabro e la mostra sarà visitabile negli orari di apertura del Castello.

Bisogna ripetersi che si è in Calabria per non credersi sulle rive della Senna o della Loira, e per perdere l’idea che questa provincia è un paese selvaggio, deserto e povero…
(Jean Claude Richard de Saint – Non, dal Voyage Pittoresque)

Il Duomo di Cosenza candidato a patrimonio testimone di una cultura di pace dell'Unesco

Il
Duomo di Cosenza è candidato a “patrimonio testimone di una cultura di pace dell’Unesco“. Ne danno notizia la Diocesi e il club Telesio dell’Unesco.

“Con il parere favorevole della federazione italiana club e centri Unesco e del settore programma pace dell’organizzazione internazionale si è concluso l’iter di richiesta per l’assegnazione del titolo. Si tratta del primo riconoscimento Unesco in Calabria all’interno dei patrimoni testimoni di una cultura di pace.”

Cosi recita il comunicato.

Il Duomo di Cosenza

La cattedrale di Cosenza è stata costruita nell’XI secolo. È stata seriamente danneggiata dal terremoto nel 1184. Ricostruito nel 1222, il Duomo di Cosenza è stato poi ingrandito e ristrutturato nel XVII secolo, quando un’enorme struttura barocca è stata costruita attorno la vecchia struttura. Nel 1950 sono finiti i lavori che hanno eliminato i restauri settecenteschi e lo hanno riportato all’originario stile gotico. In fondo alla navata destra vi è un’opera in tufo a forma di trifora gotica che è il monumento funebre di Isabella d’Aragona, moglie di Filippo III di Francia, morta a Cosenza nel 1271 mentre tornava in Francia dall’Oriente.

I Bronzi di Riace sono i nuovi testimonial della Calabria

Se non si era ancora capito, adesso con la nuova campagna turistica 2011 è ancora più chiaro: la Regione Calabria vuole puntare soprattutto sulla comunicazione nel rilancio turistico della Calabria, e ora lo fa con i Bronzi di Riace.

Questa volta si è cercato di riassumere nello spot tutti gli aspetti della Calabria: le bellezze della sua costa, delle sue montagne e della sua storia in uno spot davvero suggestivo. I Bronzi di Riace prendono vita e discutono animatamente su dove trascorrere le vacanze in Calabria.

Vorra significare anche una risposta alle provocazioni sull’eventuale spostamento dei Bronzi fuori dalla Calabria?

 

Amministrare secondo Mimmo Lucano


Quello che sta accadendo a Riace (Calabria) colpisce tutto il mondo. Mimmo Lucano, sindaco di Riace, è uno dei protagonisti di questa favola che diventa realtà.

“Nei migranti riconosco l’antropologia di noi calabresi: dal mare arrivano i miei antenati, i fondatori della Magna Grecia, dal mare arrivano i bronzi e dal mare arrivano i migranti. Mio fratello è emigrato in America, un altro a Santena, nella cintura di Torino, dove ci sono più riacesi che a Riace. Noi e i migranti siamo la stessa identica cosa. Cacciarli sarebbe un gesto inutilmente crudele, un po’ come cacciare noi stessi”

afferma Mimmo Lucano.

Il sindaco di Riace ci dimostra che costruire una società basata sul prossimo è molto più semplice di quanto pensiamo.



A Riace l'utopia diventa realtà

A Riace (Calabria) l’utopia diventa realtà. Qui l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati costituiscono una risorsa per ricostruire una comunità sulle macerie lasciate dall’emigrazione passata. La storia è sempre la stessa, è quella dei migranti. Cambiano i protagonisti (Calabresi, Curdi, Eritrei, Maghrebini) ma le cause sono sempre uguali: malessere, fame, miseria, speranza.

Riace, purtroppo, è solo un isola nel mare di indifferenza che oggi l’Italia e L’Europa sembrano rappresentare. Le preoccupazioni della nostra classe governativa e buona parte della società sembrano solo essere quella di proteggere i nostri confini da qualche decina di migliaia di profughi affamati di nuova vita e di riscatto, preventivamente chiamati “clandestini”. Eppure anche noi una volta ci imbarcavamo per attraversare il grande mare.

La storia di Riace

Tutto comincia il primo luglio del 1998 quando sbarcarono 300 profughi curdi a Riace e un gruppo di persone del borgo, tra cui Mimmo Lucano, si diedero da fare per offrire degli alloggi a quelli che avevano deciso di rimanere. Da quel momento ha preso vita il “progetto Riace”, che ha trasformato quella che può sembrare una minaccia in una straordinaria opportunità. “Il forte impulso avuto dall’esterno ha contribuito a vincere la nostra apatia, spingendoci a recuperare il patrimonio immobiliare da utilizzare per il turismo più sensibile e a riprendere le attività artigianali abbandonate”, spiega Mimmo Lucano, ora sindaco di Riace. Si tratta del riscatto economico e sociale di una comunità in Calabria che ha assimilato in un unico percorso gli abitanti del luogo e gli immigrati, che insieme aspirano ad una vita migliore.

Il progetto che è stato realizzato a Riace costituisce un notevole risparmio economico per le casse dello Stato. Il Comune di Riace, che fa parte fin dall’inizio del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) coordinato dall’Anci, di recente ha aderito al bando del ministero dell’Interno per la presa in carico dei migranti in attesa dello status di rifugiato e per i migranti in via di identificazione. Per questo progetto l’amministrazione di Riace riceve 20 euro al giorno per persona, contro i 60-70 euro del costo giornaliero dei centri di identificazione e di espulsione, dimostrando che un’altra politica di accoglienza e integrazione può rivelarsi anche economicamente conveniente.

Il dramma dei migranti e l’inferno libico

Molti dei migranti provengono da Somalia, Eritrea o dall’Africa Equatoriale, e ora anche dal Maghreb. Si tratta di paesi devastati da guerre, persecuzioni e fame. Essi sono andati incontro alla tortura e al carcere a tempo indeterminato nel loro tentativo di arrivare in Europa attraverso la Libia. Uso il passato perché si spera che, con l’intervento in Libia e una probabile capitolazione del regime di Gheddafi, si ponga fine a questo sistema inumano del trattamento dei migranti, di cui il governo Italiano è complice con i diversi trattati firmati con il criminale Gheddafi per i respingimenti verso la Libia. Qui i diritti umani e i diritti sui rifugiati non vengono rispettati. La Libia non ha firmato nessuna convenzione ONU in materia. Il rischio dei migranti qui è di essere arrestati e detenuti per lunghi periodo di tempo, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni, tra cui violenza sessuale sulle donne. O anche essere espulsi verso i Paesi di origine, senza alcuna considerazione per il concreto rischio di subire persecuzioni una volta fatti rientrare.